RACCONTI

POZZANGHERE

POZZANGHERE

Lorenzo e Giada amavano le pozzanghere, grandi piccole, gialle, nere, marroni o verdi, profonde o no, fangose o limacciose, quando era giorno di pioggia, loro le passavano in rassegna tutte. Adoravano vedere come cambiava il mondo riflesso nella pozzanghera, perchè a seconda della forma, della profondità e del colore della pozzanghera stessa, si vedevano sempre cose diverse, o per spiegarci meglio, si vedeva lo stesso paesaggio sempre in maniera diversa.

Facciamo un esempio: fuori dalla scuola c’erano almeno tre pozzanghere, e a seconda della quantità di pioggia, erano più o meno profonde e più o meno marroni. La scuola, gli alberi e i bambini visti attraverso il rifl

esso della pozzanghera erano sempre diversi, un giorno marroncini e piccoli piccoli, un altro giorno grandi e ondulati (specie se tirava anche vento) un giorno pieni di riflessi di tanti colori, specie se era uscito un raggio di sole.

Guardare il mondo dentro ad una pozzanghera era come volare, manciate di cielo si riflettevano nell’acqua insieme ai tetti e alle chiome degli alberi.

La mamma aveva un bel dire di sbrigarsi e di lasciar stare le pozzanghere, aveva un bel da fare a sgridarli ed ammonirli ogni volta che li vedeva li fermi sul bordo, ma loro non sapevano resistere e… alla fine ci entravano dentro. Era troppo bello vedere il mondo riflesso nell’acqua melmosa della pozzanghera che al loro ingresso diventava irriconoscibile, finiva tutto a soqquadro, si mischiava in maniera imprevedibile.

Dopo un lungo e piovoso inverno, in cui la visita alle pozzanghere era stata pratica quotidiana, la mamma era talmente esasperata che lanciò – senza rendersene conto – un  anatema: “se vi piacciono tanto le pozzanghere, perchè non andate a vivere in una pozzanghera?”

Detto fatto, appena la mamma finì la frase Lorenzo e Giada sparirono da davanti ai suoi occhi e… finirono dritti dritti dentro una grossa pozzanghera.

Loro erano felicissimi, ma la mamma, pensando ad un dispetto, si infuriò ancora di più. li chiamò a squarciagola, ed andò sulla pozzanghera arrabbiatissima, si chinò, cercò di afferrarli per le braccia e… non ci riuscì. Lorenzo e Giada erano diventati liquidi, erano diventati la pozzanghera. La loro figura si muoveva insieme all’acqua, e quando la mamma immergeva la mano per prenderli il loro braccio si diluiva in una ridda di ondine e cerchi concentrici. I bambini non si erano mai divertiti tanto, avevano perfino schizzato la mamma a più riprese senza che lei potesse farci niente… mentre la mamma era passata dalla furia allo sgomento… E adesso????

Dopo un momento di seria disperazione, come tutte le mamme in genere riescono a fare, trovò una brillante soluzione. Se non poteva portare a casa i propri bambini in forma solida, li avrebbe riportati in forma liquida. Corse a casa, tornò in tempo per vedere una macchina che transitava dentro le pozzanghere dei suoi figli, ebbe un colpo al cuore pensando che li avevano malamente acciaccati, e invece scoprì che i figli si erano divertiti come noi mai, erano stati schizzati via a tutta forza dalle ruote della macchina e poi erano tornati a rituffarsi nella pozzanghera, una specie di ottovolante d’acqua insomma, denso di fango e adrenalina. Non perse tempo oltre e prima che l’esperienza potesse ripetersi prese straccio e secchi, e asciugò prima una pozzanghera e poi l’altra, strizzando l’acqua nei secchi, uno per ogni bambino, che poi sistemò in macchina per riportarli a casa. 

A casa li sistemò vicino a sé in cucina, così poteva controllarli. Ma ben presto i bambini iniziarono a borbottare e a lamentarsi.

“Uffa che noia!!!” Gridavano.

“Da qui non si vede niente!”

“E poi stiamo stretti!!”

“Mamma mettici giù!!”

E via schizzi di protesta. La mamma dovette arrendersi presto e suo malgrado, rovesciò i secchi sul pavimento.  I bambini iniziarono a giocare felici nello loro pozzanghere casalinghe ma non potevano restare solo in cucina, loro volevano andare in cameretta, e poi a guardare i cartoni ,e poi anche in bagno per fare la pipì… che fare? La mamma si vide costretta ad allagare la casa, creò pozzanghere in tutte le stanze, in modo che  Giada e Lorenzo potevano muoversi liberamente in casa. La cosa funzionò, schiamazzi, schizzi e risa lo testimoniavano, il mondo a testa in giù delle pozzanghere era fantastico pure dentro casa. Il giorno dopo la mamma si presentò dalla maestra con due zaini e due secchi pieni d’acqua. La maestra però non capì.  Sentiva le voci dei suoi alunni, ma dov’erano?!? In classe non riusciva a vederli…

Le sembrò di essere diventata pazza tutto d’un colpo.

E perché la mamma di Giada e Lorenzo aveva portato due secchi d’acqua, pure un pò sporca e insisteva perché lei ci guardasse dentro? Perché le sembrava di sentirsi chiamare proprio dai secchi? Erano forse conseguenze del mal di testa della sera precedente? Un potente getto d’acqua in piena faccia la strappò dalle sue supposizioni e dai suoi ragionamenti e la costrinse a guardare verso il basso, cioè da dove era partito lo schizzo d’acqua che le aveva annaffiato gli occhiali.

E quando vide le faccette sorridenti, e anche un pò irriverenti, di Giada e Lorenzo, per il grande stupore, gli occhiali le caddero dal naso sul pavimento. 

La maestra alzò gli occhi verso la loro mamma con aria interrogativa. Le parole le si erano sciolte in testa come neve al sole e quindi non riusciva a parlare.

La mamma finalmente spiegò: “vede signora maestra, stavo cercando di dirglielo da un pò, Giada e Lorenzo sono diventati due pozzanghere da ieri, purtroppo non so neanche io come sia potuto accadere, ma le posso dire come fare: rovesci l’acqua sotto il loro banco e loro seguiranno la lezione tranquillamente, abbia cura di spargere qualche altra pozzanghera in giro per la scuola così loro potranno muoversi liberamente, ecco tutto qui. Per il resto faccia come se fosse tutto normale. “

La maestra strabuzzò gli occhi e riuscì a ripetere con un filo di voce: “normale…. “

I compagni di Giada e Lorenzo, a cui non era sfuggito ciò che aveva detto la mamma dei due bimbi, presero in mano la situazione, ed eccitati per la novità, rovesciarono i secchi in corrispondenza dei banchi dei due bambini.

Giorgio a quel punto disse: “signora maestra siamo tutti presenti, perché non iniziamo la lezione?” 

La maestra si riprese un pò e rivolgendosi alle pozzanghere disse: “Lorenzo, Giada, voi sentite e vedete tutto? Posso iniziare?”

E dalle pozzanghere si levò un entusiastico “SIIIIIIII signora maestra, il mondo nella pozzanghera è bellissimo!!! “

A ricreazione i bambini giocavano ad acchiapparella, quindi per permettere anche a Lorenzo e Giada di giocare, la scuola venne letteralmente inondata d’acqua, con buona pace delle bidelle. Lorenzo e Giada vinsero tutte le partite perché erano letteralmente inacchiappabili, nessuno riusciva ad afferrarli poiché erano fatti d’acqua, e a loro per fare  qualcuno prigioniero bastava schizzarlo.

Così cambiarono gioco, e per stare alla pari, il giorno dopo si presentarono tutti con le pistolette ad acqua. Con buona pace della disperazione delle insegnanti e delle bidelle. Che ormai venivano a scuola con gli stivaloni di gomma.

Passò un pò di tempo e questi rientri da scuola pieni di umidità iniziarono a preoccupare più di qualche mamma. Anzi diciamo proprio che tra le mamme montava il malcontento e la la protesta. E’ vero che i bambini tornavano a casa con i calzini zuppi, le scarpe piene d’acqua, le magliette strizzate alla meglio, ma erano, felici, si divertivano, finalmente la scuola non era il solito succedersi di interminabili ore di lezione, ma offriva qualche diversivo!

E poi era divertente imparare le cose insieme a Giada e Lorenzo che, dalle loro pozzanghere offrivano sempre una un nuovo punto di vista sulle cose.

Ma alle mamme tutto questo non interessava. In qualità di genitrici loro non potevano assolutamente ammettere che i loro pargoli vivessero una situazione tanto pericolosa.  E così, nei circoletti fuori scuola, che caratterizzavano l’ora di entrata e di uscita, era tutto un: “ma ti pare? Ieri mio figlio è tornato tutto bagnato!! Inammissibile!! E se prende il raffreddore?” diceva una

“Il raffreddore? Sarebbe niente! Così si rischia la bronchite! Anzi la polmonite!” Diceva un’altra

“E perché, con tutto quel bagnato per terra se scivolano?” Diceva un’altra ancora

“Si rompono una gamba!!!”

“Ma no tutte e due!”

“E la testa?”

“E poi come facciamo? Chi li tiene a casa per un mese??”

“Giusto noi dobbiamo andare a lavorare!!”

“E dall’estetista!”

“E anche dal parrucchiere!”

“Ma lo sapete di chi è la colpa?” Diceva quella che aveva l’aria di saperne di più di tutte.

Era la rappresentante della terza B, una sempre in prima fila quando c’era da parlare di qualcosa, ma soprattutto di qualcuno, rigorosamente senza conoscere i fatti e rigorosamente fuori scuola. 

Si zittirono tutte perché lei potesse svelare la verità. 

“La colpa” – proseguì – “è della mamma di Giada e Lorenzo, i bambini della terza A, che invece di tenerli a casa, in una situazione del genere, li porta a scuola. Ma dico io è normale che due bambini che vivono in una pozzanghera vengano a scuola? Non sono mica come gli altri! E se non sono come gli altri non è mica colpa nostra, soprattutto non possiamo rischiare la salute dei nostri figli a causa loro!!” 

“Giusto”  – disse una

“Che se li tenga a casa”  – disse un’altra

“Andiamo dal preside” – disse una terza

“Ho io la soluzione” – disse la rappresentante della terza B.

Il giorno dopo uno stuolo di mamme stracciomunite e decise a tutto pur di preservare i propri pargoli dall’umidità, fece letteralmente irruzione a scuola nell’ora di ricreazione. attrezzate con calosce, secchi, secchielli e stracci, nel giro di 10 minuti avevano asciugato tutto, rovesciando tutta l’acqua in un grosso bigoncio che lasciarono in cortile, a disposizione della mamma di Giada e Lorenzo. Perché lo lasciarono? Perché lo portasse via lei. E anche perché in tutta l’acqua che avevano raccolto c’erano  le pozzanghere che contenevano i due bambini, ma loro non avevano avuto cura di raccoglierle in maniera differenziata, come faceva sempre la loro mamma, li avevano buttati in mezzo a tutta l’acqua raccolta e via. Così i bambini non solo si erano diluiti, ma si erano pure mischiati. Infatti dal grosso bigoncio uscivano due flebili vocine, che non si riuscivano neanche bene a distinguere, che dicevano:

“Mamma, aiuto, tiraci fuori di qui, è un brutto posto tutto nero e siamo da soli….”

la mamma venne avvisata della triste situazione dalla maestra e arrivò a scuola in men che non si dica. la vista del bigoncio la lasciò di stucco, e anche molto amareggiata. Certo chi aveva fatto questo non aveva un minimo di cuore.

Le mamme autrici del gesto invece pensavano di essere state davvero delle dritte. Furbe, risolutive e giuste, perché insomma, parliamoci chiaro, i bambini vanno tutelati ad ogni costo.

Sì ma quali bambini? e soprattutto da cosa? si chiedeva la mamma dei due gemellini imprigionati in quel grosso contenitore nero, leggendo il biglietto che le avevano lasciato. Le  intimavano di non portare più i figli a scuola finché fossero stati in quelle condizioni perché il suo problema non poteva diventare il problema di tutti e non poteva mettere a rischio la salute degli altri. Se avesse insistito avrebbero fatto in modo di farli espellere dall’istituto.

Alla spicciolata, a partire dalle bidelle, dai bambini, e poi tutti gli insegnanti, tutta la scuola era uscita in cortile intorno al bigoncio e alla mamma dei due bambini pozzanghera.  La quale non si era neanche accorta di avere intorno tutta quella gente perché stava cercando di capire in che stato fossero i suoi figli, conversando con loro con la testa completamente infilata dentro al bigoncio.

“Giada sei tu?”

“Sì mamma”

“e perché hai il naso di Lorenzo?”

“Ma no mamma è lui ad avere il mio!!”

“Ma zitta Giada, ho la tua mano destra, quella con l’anellino dei my Little pony, che a me fa schifo!!! me lo puoi togliere subitoooooooooo”

“Lorenzo sei il solito che ne so io come si fa!! allora cosa devo dire che mi ritrovo il tuo sedere con le mutande di Spiderman!”

“e io ho le tue scarpette rosa! Puah!!!”

“MA INSOMMA!!!” li interruppe la mamma e tutta la gente intorno fece un balzo indietro per lo spavento

“BASTA DISCUTERE!” vi rendete conto della situazione? siamo in un bel guaio ora come facciamo?

“…..”

“è vero mamma…. siamo tutti mischiati, ci hanno raccolto come veniva senza fare attenzione…” dissero ad una sola voce i due gemellini.

“E ora? dovremo restare così? sempre in questo secchio buio?”

La mamma rimase un attimo in silenzio.  “Ma no – disse – troveremo una soluzione –

ma quanto tempo ci vorrà?” chiesero i bambini.

“Noi non ce la facciamo già più…”

“Non lo so, però intanto andiamo a casa, poi vedrete che tutto si aggiusterà, in un modo o nell’altro.”

Tutta la scuola ascoltava. I compagni e gli amici di Giada e Lorenzo erano preoccuparti. E anche un pò tristi. E anche un pò arrabbiati. Le mamme “asciughine” – così le avevano soprannominate – gli avevano rovinato la giornata. di più. La settimana. Di più. tutta la vita scolastica. una volta tanto che la scuola era diventata divertente!!!

Si fecero avanti in tre: Gianluca della 5b, Isotta della 3b e Laura della 3 A, compagna di banco di Giada.

“Signora mamma” – disse Gianluca che era un tipo estremamente pratico e con una grande inventiva-  “io ho un’idea: dobbiamo prendere delle ciotole, un colino e uno straccio grande, assorbire l’acqua dal bigoncio, facendo attenzione a quale parte di Lorenzo o di Giada abbiamo catturato, strizzarla nel colino mettere le parti del corpo di ciascuno in un secchio o in una ciotola distinta per ognuno, e poi mettere insieme le ciotole di ciascuno, così riusciremo a rimportarli alla loro forma originale. “

Isotta e Laura si fecero avanti insieme a lui già munite di ciotole, stracci, secchi.

“Proprio così “- dissero in coro.

“Dovrebbe funzionare”  – disse Laura.

“…e in ogni caso servirà a tirarli fuori di lì” – aggiunse Isotta.

La maestra si limitò ad un sorriso e ad un cenno di assenso per rassicurare la mamma.

Che disse: “ma sì tutto sommato è una buona idea, tentare non nuoce, dice il proverbio.”

In un attimo i bambini avevano portato di tutto, ciotole della mensa, bicchieri, borracce, portapenne, secchi della spazzatura, tutto quello che li poteva aiutare nell’impresa.

Il bigoncio venne trasportato al sole. Gianluca fece per iniziare ma ora, complice la luce del sole, ebbe modo di capire che la situazione era più complessa del previsto.

“signora mamma” – disse – “la situazione è più seria del previsto. I bambini sono  così mischiati che sembrano finiti in un frullatore! Si vede che gli stracci con cui sono stati raccolti sono stati strizzati bene, così non solo si sono scambiate le parti del corpo, ma sono anche mischiati gli abiti, e sono pieni di sporcizia che è finita sciolta nell’acqua. Dobbiamo quindi filtrarli il più possibile per recuperarne tutte le parti.”

La maestra di scienze di Gianluca gongolava soddisfatta, quanto era bravo il suo alunno!! E tutta contenta si mise a dirigere i lavori creando una catena di montaggio tra chi doveva prendere l’acqua dal bigoncio, chi la doveva passare nel colino e chi doveva controllare il materiale recuperato e selezionarlo ciotola per ciotola.

Tutti si misero al lavoro, e per più di due ore non si sentiva volare una mosca, le uniche parole che i bambini si scambiavano erano quelle necessarie a portare avanti l’operazione.

In capo alle due ore, era quasi l’orario d’uscita, avevano messo insieme:

57 tra ciotole, bicchieri portapenne, borracce etc per recuperare i pezzi di Giada e 82 tra ciotole, portapenne, bicchieri secchi etc per recuperare i pezzi di Lorenzo, che non stava un attimo fermo e a forza di agitarsi per l’impazienza si era diluito ancora di più.

Il compito di ricomporre ciascun bambino lo lasciarono però alla mamma, che presi i suoi due secchi, con cui abitualmente li trasportava, inizio a versare ciotola per ciotola prima quelle di Lorenzo e poi quelle di Giada.

Proprio mentre suonava la campanella dell’uscita la mamma versò l’ultimo bicchiere d’acqua nel secchio di sua figlia. Una faccina un pò stralunata ma sorridente le fece capire che avevano risolto, che ciascun bambino era tornato alla sua forma originale.

Si girò e fece un grosso sorriso a tutta la scuola: “ce l’abbiamo fatta!!! “

Giada e Lorenzo avrebbero voluto abbracciare i loro compagni, ma così liquidi e pozzangherosi non era davvero possibile.

E proprio in quel momento, mentre tutti i bambini stavano per esultare con un “EEEEEEEEEEEEEEEEE” di gioia, la rappresentante della terza b, facendo finta di inciampare nei suoi tacconi, diede un colpo prima ad un secchio poi ad un altro rovesciando tutta l’acqua dei bambini a terra. L’” EEEEEEEEE” si tramutò repentinamente in un “OOOOOOOOOOOOOOOOH”  di stupore e delusione.

Le altre mamme protagoniste dell’asciugatura della mattina guardavano la scena con l’aria del “ben gli sta, almeno stavolta avrà imparato”.

Ma nessuna di loro aveva fatto i conti con i bambini della scuola, compresi i propri figli, che di acqua a disposizione ne avevano ancora tanta, tutta quella che avevano filtrato, ed erano armati fino a ai denti di bicchieri, brocche, portapenne, borracce, ciotole e chi più ne ha più ne metta. La vendetta arrivò veloce e implacabile: le mamme antiumidità si ritrovarono decisamente alluvionate, con le camicette di chiffon grondanti di acqua melmosa, la messa in piega del parrucchiere decisamente da rifare, il mascara colato e le scarpe col tacco che emettevano suoni splashosi ad ogni passo.

A quel punto oltre all’esultazione ci fù anche una grossa risata generale, a cui si unirono, nonostante tutto, anche le maestre.

Ma Giada e Lorenzo?

Eccoli lì non li vedete? Correvano bagnati e felici da un amichetto all’altro per abbracciarlo, ringraziarlo, e si erano uniti all’esultanza generale.

Come avevano fatto?

E’ presto detto: avevano colto l’occasione al volo: la voglia di abbracciare i loro amici era così tanta che quando sentirono il secchio rovesciarsi si gettarono fuori dall’acqua senza pensarci due volte. Era stato proprio il bisogno di abbracciare i loro amici, e la mamma, a tirarli fuori dal mondo liquido e a testa in giù delle pozzanghere.

Da quel giorno la storia di Giada e Lorenzo, in quella scuola, ma che dico, in tutto il paese si racconta ancora,  specie nei giorni di pioggia.  Non c’è bambino, da quelle parti, che non sia affascinato dalle pozzanghere di ogni forma, profondità e colore,  che sogni un’avventura indimenticabile come quella dei gemellini e dei loro amici.

Molti di loro amano uscire addirittura sotto la pioggia, per fantasticare su questi specchi d’acqua tanto magici ed effimeri, con buona pace delle mamme tutte straccio, vestiti asciutti e tacchi alti.

Tagged , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *